
MUDO - Museo diocesano
3 Piazza Basilica Otranto
Museo diocesano
CHIUSO - RIAPRE 1 MARZO 2026
Il palazzo che ospita il museo fu edificato, al tempo del dominio spagnolo, dalla nobile famiglia Lopez. Al nucleo più antico, costituito dalla cinquecentesca casa-torre, nel XVII secolo venne addossato un più ampio corpo di fabbrica, a completare la dimora signorile.
TARIFFE
Biglietto Intero: € 3,00
Sarà possibile acquistare un ticket integrato Cattedrale + Museo Diocesano + Chiesa di San Pietro al costo di € 5,00 a persona; oppure Cattedrale + Chiesa di San Pietro al costo di € 4,00 a persona
Biglietto Gratuito:
- Disabili con un accompagnatore
- Religiosi e religiose
- Guide con patentino
Il rinnovato percorso, sui tre piani dell'edificio, espone alla fruibilità meravigliose opere di scultura, preziosi argenti, ricchi manufatti tessili, antichi volumi a stampa e suppelletile ecclesiastica di notevole pregio.
Fonte Battesimale del XVI secolo
Tra le opere di maggior pregio, un monumentale fonte battesimale del XVI secolo, attribuito alla bottega del celebre scultore salentino Gabriele Riccardi, ornato da lastre a rilievo raffiguranti scene dell'Antico e Nuovo testamento; i frammenti di un mosaico pavimentale, ascrivibile al IV-V secolo, rinvenuto sotto il pavimento della cattedrale nel corso dei lavori di ristrutturazione; vari strumenti liturgici di grande valore e raffinata fattura.
Nella sezione, collocata al secondo piano, sono esposti dipinti e preziosi oggetti liturgici.
Stele di Glyka
La stele di Glyka è una preziosissima testimonianza del III secolo d.c. che attesta la presenza ebraica nella comunità otrantina ellenofona.
La stele presenta un'iscrizione epigrafica in doppia lingua, ebraica e greca, il cui testo e l'incisione di una menorah conferiscono alla stele un carattere sacro.
Secondo una tradizione medievale, nel 70 Tito, figlio dell’imperatore Vespasiano, deportò ad Otranto ed in altre città della Puglia alcune migliaia di ebrei catturati a Gerusalemme nella distruzione della città. Sul piano documentario, il più antico dato sulla presenza di ebrei in questa città è costituito da una stele sepolcrale databile al IV secolo. L’epigrafe, dedicata a una fanciulla di nome GLYKA, figlia di Sabino, è scritta sia in greco che in ebraico. Notizie sugli ebrei a Otranto ritornano a partire dal X secolo: nel 925 la comunità locale accolse alcuni superstiti della distruzione di Oria compiuta dai musulmani di Ubayd Allah, il capostipite dei Fatimidi d’Africa.
Qualche decennio dopo, la Puglia ebraica fu sconvolta da una persecuzione, che sembra mirasse in particolare alla distruzione dei libri sacri. Poiché in quel periodo essa era ritornata sotto il dominio bizantino, si ritiene che la campagna antiebraica fosse stata ordinata dall’imperatore Romano Lecapeno (920-944). Messi sull’avviso dai correligionari – sembra, di Bari – gli ebrei otrantini nascosero i loro testi e “neppure una lettera della Legge “ venne bruciata, ma ciò costò la vita a tre maestri dottissimi che preferirono sucidarsi piuttosto che rivelare dove fossero stati nascosti i libri.
Nell’XI secolo Otranto assurse a punto di riferimento, insieme a Bari, degli studi biblici e talmudici, come attesta il detto tramandato da R. Tam di Ramerupt (1100 ca. – 1171): "Da Bari esce la Legge e la Parola del Signore da Otranto". Nella città fiorì anche una scuola di copisti, a cui è attribuito un manoscritto (Parma 3173) contenente l’intero testo della Mishnah. Il codice reca ai margini di numerose pagine 154 glosse in volgare salentino arcaico. A codici usciti da questo scriptorium apparterrebbero alcuni frammenti di un Talmud Yerushalmi (MS ASBO 564 e 574), il Vaticano ebraico 31, contenente il Midrash Sifra e altri midrashim, e i rotoli biblici riutilizzati nel secolo XIII per formare un codice su cui furono copiate alcune opere di medicina in greco (Firenze, Plut. LXXIV, cod. XVII).
Nella seconda metà del XII secolo, la comunità ebraica otrantina era una delle più numerose del Mezzogiorno. Secondo Beniamino da Tudela, essa era composta da circa 500 persone, verosimilmente maschi adulti. Per contrastarne l’influenza, nel 1220 Nicola-Nettario, abate del monastero di Casole, scrisse un Dialogo contro i giudei. L’antagonista otrantino di Nicola si chiamava R. Shemuel, ma l’eco delle discussioni fu tale – riferisce Nicola – che in aiuto del Rabbi accorsero esperti di Babilonia e dell’Egitto, delle Gallie e della Spagna, della Romània e dell’Armenia. Le contrade elencate esprimono la fitta trama di rapporti culturali della comunità con i centri del sapere ebraico: la Romània e l’Armenia erano le terre bizantine e l’Egitto l’ultimo rifugio di Maimonide, i cui insegnamenti furono portati nel Mezzogiorno da grandi maestri di Spagna e di Provenza.
Fonte: Italia Judaica



